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Strade Dei Vini


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Il mito del Sassicaia, oltre 50 anni di studi : così ha cambiato la storia del vino italiano

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Sassicaia_Cantina

Il 1968 fu la prima annata messa in commercio dell'etichetta ideata dal marchese Mario Incisa della Rocchetta.
Ecco la storia della sua nascita e una degustazione storica, per celebrarlo, condotta da Daniele Cernilli

I 50 anni del Sassicaia.
Aveva sogni e passioni il giovane marchese Mario Incisa della Rocchetta quando, tornando dalla Grande Guerra dove aveva prestato servizio in cavalleria, decise di iscriversi alla facoltà di Agraria di Pisa; qui tra i libri e i banchi si formò le conoscenze che gli sarebbero servite per gestire le terre di famiglia.

Nelle sue vene il sangue nobile di origine piemontese, di madre romana discendente della famiglia Chigi, è mescolato al vino per tradizione familiare paterna. Intesse gli studi universitari con gli appunti del nonno paterno, Leopoldo, che già nel 1862, dopo aver approfondito la viticoltura, aveva pubblicato il testo di ampelografia “Descrizione dal vero di 105 varietà di uve, parte indigene e parte di origine straniere”, nonché collezionista nel suo castello a Rocchetta Tanaro di 175 varietà di viti in vaso.

Mosso dalla passione per la natura e il diletto di cavalcare, soleva indugiare in lunghe passeggiate in sella nella tenuta di San Rossore, dove ebbe luogo di consolidare rapporti di amicizia con i conti della Gherardesca e i duchi Salviati.
Serbava nel cassetto il sogno di un vino toscano che ricordasse le bottiglie di Bordeaux, un vino che nascesse nelle sue terre di lavoro e portasse con sé l’immaginario dell’aristocrazione di quei tempi: un bordolese di Maremma, quello che Daniele Cernilli, nel corso della degustazione guidata con la quale sono stati festeggiati i primi 50 anni del Sassicaia, ha raccontato come “vino nato da un progetto e non da una tradizione”.

Nella piccola chiesa di Bolgheri, Mario Incisa della Rocchetta convolò a nozze nel 1930 con l’erede di una delle famiglie patrizie maremmane, discedente di Ugolino citato da Dante nella Divina Commedia, Clarice della Gherardesca.
La novella sposa porta in dote la tenuta di San Guido, mirabilmente descritta in versi da Carducci con “I cipressi che da Bolgheri alti e schietti / Van da San Guido in duplice filar…”. Gli sposi si trasferiscono, dopo le nozze, nella tenuta Chigi all’Olgiata, proprietà materna dello sposo dove fonda un’azienda agricola modello per quegli anni e con Federico Tesio, famigerato allevatore di purosangue conosciuto nelle cavalcate toscane, fonda l’allevamento di cavalli purosangue da corsa da cui uscì, solo per citarne uno, Ribot, imbattuto campione di galoppo.

La passione per i cavalli e i successi che arrivavano dalle corse non affievolirono il sogno del Marchese, quel vino che sognava; così, grazie alle prime marze cedute dai duchi Salviati, impianta nei terreni che dalla rocca di Castiglioncello degradano in dolci colline verso il mare, in un panorama di macchia mediterranea incontaminata, il primo vigneto di cabernet.

Non solo uvaggio ma anche metodologia francese: in vigna drastiche potature per una bassa resa e in cantina affinamento in barriques, allora in una cantina improvvisata nel deposito dei bulbi. Lontano ed estraneo dal modello locale di vino, laddove l’abitudine era di berlo già a fine inverno successivo, la lungimiranza e tenacia del Marchese gli fece intuire che lo scorrere del tempo ne miglioravano le qualità.
Come sottolinea Piermario Meletti “il cabernet deriverebbe dalle marze dei Salviati, rappresentava il vitigno della nobiltà, l’uva di chi poteva permettersi il lusso del tempo da aspettare finché fosse pronto; non come chi il vino lo produceva e doveva venderlo per il sostentamento della famiglia.”

Sassicaia_bottigliaPriscilla Incisa della Rocchetta nella vigna del Sassicaia 
A dieci anni dai primi impianti, il Marchese decise di espandere il vigneto in una zona dove già il conte Guido Alberto della Gherardesca aveva impiantato viti, su un terreno sassoso, una sassicaia da cui poi il vino prese il nome, simile al suolo di Graves di Bordeaux; vigneti che Mario conosceva bene grazie all’amicizia con il Barone Rotschild, cui chiese anche consiglio e valutazione del suo vino maremmano con spirito bordolese. “Ammirevole ma selvatico, scontroso” sarebbero state le sue parole. In questi anni venne affiancato il cantina dal marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, fresco di studi nel Lycée Agricole di Losanna che suggerì la fermentazione in tini di legno.

Anni in cui entrò in funzione la pressa Wilmess con polmone in caucciù, per una pigiatura delicata invece del torchio, ed entrarono nella cantina le prime barrique costruite ad hoc. Fino al 1972 il vino prodotto era destinato al consumo esclusivo per la famiglia e gli ospiti della tenuta, nessuna annata viene posta in commercio prima di allora. Ma pochi anni prima, grazie al legame di parentela con la famiglia Antinori, il Marchese Incisa accettò la proposta di farsi aiutare dal loro enologo Giacomo Tachis, anche in virtù degli accordi commerciali che avevano stretto per la commercializzazione del Sassicaia. Fu così che nel 1972 vide la luce la prima etichetta di Sassicaia, vino della vendemmia del 1968, con l’iconica rosa dei venti dorata su campo blu.

“Per questa annata Tachis fece un taglio di diverse annate, a partire dal 65 per finire nel 69, poi chiamato 1968 in etichetta” racconta Daniele Cernilli, durante la degustazione del cinquantennale. Dopo due annate non imbottigliate, 69 e 73, nel 1974 Mario Incisa chiese a Veronelli un parere sul suo vino, che dedicò l’intera rubrica sul numero di Panorama del 14 novembre 1974 al Sassicaia 1968, raccontando entusiasta il vino: “Ben vestito e brillante, bouquet fitto e contegnoso in sé, di non comune scontrosa eleganza…nerbo consistente nella stoffa ben strutturata”.

La consacrazione internazionale arrivò a Londra, durante una degustazione di campioni anonimi organizzata da Hugh Johnson: il Sassicaia 1972, di un’annata piovosa, sbaraglia tra i migliori Cabernet Sauvignon del mondo, campioni tra cui comparivano anche i migliori Château bordolesi. “Alla metà degli anni ’70, il Sassicaia di Bolgheri era diventato un mito dell'enologia italiana  e aveva innescato la miccia che avrebbe fatto scatenare una pacifica rivoluzione enologica, prima fra le vigne toscane, poi in tutto il resto d’Italia”, riporta Cernilli nella presentazione della sua degustazione verticale.
In cantina e in vigna Tachis venne affiancato dal figlio di Mario, Nicolò, insieme al quale stabilì il protocollo di produzione: ridussero il cabernet franc al 15% e contennero le rese, eliminarono tutti i vigneti estranei e stabilirono i tempi di affinamento. Il sogno di un vino di razza, un purosangue come i suoi cavalli, era compiuto; visto il successo  sul mercato, con decreto ministeriale del 5 novembre 1994 nacque la prima DOC riservata interamente a una sola azienda vinicola, i cui confini risiedono interamente nella tenuta, la “Bolgheri Sassicaia”.
Mario Incisa della Rocchetta sognatore di un vino, appassionato di cavalli e amante della natura, primo presidente del WWF e ideatore della prima oasi naturalistica in Italia lasciò le sue passioni terrene il 4 settembre 1983. Il modo migliore per ricordarlo sono forse le parole di Nicolò Antinori “Aver inventato il Sassicaia giustifica una vita, dà ragione di tutto”.
 
Note di degustazione di Daniele Cernilli, con cenni di Piermario Meletti, raccolte durante la verticale celebrativa per il cinquantennale della messa in commercio del Bolgheri Sassicaia, tenutasi a Lucca il 5 maggio, nel corso della manifestazione Anteprima Vini della Costa Toscana, XVII edizione, voluta da Grandi Cru della Tosca e organizzata da EST, EventServiceTuscany.
Sassicaia 1979: annata calda di maturazione precoce, concentrazione del colore un po’ precipitata di colore mattonato; profumi di frutta presenti insieme alle note terziarie di mallo si noce e frutta sotto spirito; si avverte una lieve scissione acida e una discreta persistenza, non sembra avere possibilità di ulteriore evoluzione in bottiglia.
Sassicaia 1982: annata calda ma non come la ’79, mantiene al bicchiere un colore più integro; al naso lievemente chiuso - che si schiuderà nel corso della degustazione ampliandosi - per un vino dove il frutto è celato da una nota di austerità con accennata tendenza ossidativa. Al naso emergono sentori di tamarindo e tartufo, in bocca è ampio e avvolgente con una punta di liquirizia, di buona persistenza.
Bolgheri
Sassicaia 1997: annata molto discussa, un allora giovane Parker lo valutò con un punteggio di 85, probabilmente non comprendendolo a pieno; forse la prima annata di caldo tropicale. Colpisce uno straordinario equilibrio e convivenza fra tannini e acidità: come in un’orchestra non prevale alcuna nota, ma fa risuonare ogni aspetto in una sinfonia armonica. Qui il legno è come il pizzico di sale in un piatto, esalta senza coprire.

Bolgheri Sassicaia 2009: non una grande annata in Toscana, ma di rilievo a Bolgheri a dimostrazione di essere una zona avulsa e diversamente votata. Nota mentolata che si sposa con profumo di arancia rossa al naso, insieme a note speziate di china e ribes nero. Sapore teso ma equilibrato, la versione che non ci si aspetta da un’annata inizialmente sottovalutata, che mostra una grana tannica fitta ma dolce.
Bolgheri Sassicaia 2012: annata equilibrata ricca di note fruttate allietate da una leggera presenza di legno al naso; il tannino suona un po’ come indice di giovinezza, scalpitante come Ribot al galoppo. Tannini giovani ma non asciuganti, in rapporto dinamico con l’acidità che rincorre il frutto. Bisognerà aspettare un po’ che si compia la polimerizzazione, non facile in bottiglia ma il tempo sarà galantuomo con questo vino.

Bolgheri Sassicaia 2017: Disponibili solo 2 bottiglie, se desideri acquistare clicca qui

 Bibenda
  5 Grappoli
 
 Gambero Rosso
  3 Bicchieri
 
 Robert Parker
  94
 
 James Suckling
  96
 
 Jancis Robinson
  17
 
 AIS
  4 Viti
 
 
 Antonio Galloni
  96
 
 Wine Spectator
  95

 

 

Sassicaia

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PERCHÉ VISITARE LA CANTINA MARCHESI DI BAROLO NELLE LANGHE

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Marchesi di Barolo è una delle cantine storiche della Langhe che maggiormente ha contribuito a creare il mito di questo grande vino: il Barolo. È grazie infatti alla tenacia e all'intraprendenza di Juliette Colbert de Maulévrier, ultima Marchesa di Barolo e alla sua grande intuizione di creare un vino con le tecniche di vinificazione proprie della tradizione francese che il vino Barolo è divenuto il testimone d'eccezione di questo territorio, "il re dei vini e il vino dei re" come ebbe a dire la stessa Marchesa. 
Nel 1929 la Famiglia Abbona, con una lunghissima tradizione in campo vitivinicolo, ha rilevato l'Azienda e intrecciato la propria storia a quella dei Marchesi Falletti di Barolo e ancora oggi la sesta generazione Abbona guida la Cantina Marchesi di Barolo con passione e competenza, fedeli al progetto originario che ne fa gli eredi morali di una lunga tradizione.

Attualmente l'Azienda controlla circa 200 ettari di vigneto e vinifica i principali vitigni autoctoni delle Langhe, del Roero e del Monferrato, compresi alcuni dei Crus storici più prestigiosi.

​ "La nostra selezione di Marchesi di Barolo"

PERCHÉ VISITARE LA CANTINA MARCHESI DI BAROLO NELLE LANGHE (Intervista di Paola Bertoletti)
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Il mio sguardo vaga tra splendidi castelli e valli punteggiate da borghi, cascine ed enoteche, in un paesaggio viticolo tra i più belli d’Italia e tutelato dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità dal 2014. 

Il mio viaggio, svolto all’inizio dell’autunno, mi ha regalato una bellezza senza eguali, caratterizzata da luci e colori che mi hanno permesso di scoprire i tesori di questa terra, di assaggiarne le delizie gastronomiche e apprezzarne al meglio la cultura del vino.

Barolo, La Morra, Serralunga, Grinzane Cavour sono il cuore di questa zona che ha conquistato il primato mondiale, non solo con i suoi prestigiosi vini, ma anche con il suo modo di fare una “buona cultura”. Infatti, tre di questi paesi sono insigniti della bandiera arancione del Touring Club Italiano: il riconoscimento che premia i borghi più accoglienti dell’entroterra italiano.

MARCHESI DI BAROLO 

marchesi_di_barolo_01_paola_bertoletti-1024x661In compagnia di Ernesto Abbona – Marchesi di Barolo
Oggi sono ospite di Ernesto Abbona, proprietario della cantina Marchesi di Barolo.

All’arrivo mi attende una accoglienza davvero unica: un’intera mattina tra vigne e botti di rovere accompagnata dal racconto di come gentilezza e accoglienza siano, da sempre, le basi delle famiglie che hanno amministrato la cantina in questi decenni e, in qualche modo, di Barolo stesso.

PERCHÈ QUESTA CANTINA È COSÌ IMPORTANTE PER BAROLO?
Il racconto di Ernesto Abbona inizia da lontano, dal 1807 quando, Juliette Colbert di Maulévrier, nobildonna francese, sposò il celeberrimo Marchese di Barolo: Carlo Tancredi Falletti.

Il loro matrimonio non portò eredi e così la marchesa dedicò la propria vita al servizio delle persone in difficoltà, fondando congregazioni per la tutela delle donne, degli orfani e dei disagiati.

Ma non solo! Juliette Colbert ebbe così tante intuizioni nella sua vita che spinse allo sviluppo di questa terra in campo enologico fondando una propria cantina viticola: Marchesi di Barolo.

Alla morte degli stessi, la proprietà vitivinicola venne acquisita da un antenato degli Abbona, una persona semplice e umile che, con determinazione, sacrifici e impegno, acquisì l’intera proprietà perché credeva in un sogno e lo perpetrò con costanza e dedizione fino in fondo.

ALLA SCOPERTA DELLE BOTTI STORICHE
 

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Tra le cose più belle che si possono apprezzare in questa cantina, sono le antichissime botti in rovere ancora in uso (come dimostra la targhetta), un raro esempio di archeologia industriale in eccellente stato di conservazione.

Ma non solo, tra una sala e l’altra ci si imbatte spesso in alcuni scorci meravigliosi sulle lievi colline: le Langhe e una spettacolare vista sul castello di Barolo e la piazza che caratterizza l’immagine più conosciuta di questa realtà vitivinicola.

 

 

 

 

CURIOSITÀ…Castello di barolo

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Durante la mattinata, in compagnia di Ernesto Abbona, emergono aneddoti e curiosità unici: come quando Gino Paoli riposò nella camera da letto padronale del marchese perché era troppo tardi per andare in albergo e ritornare la sera per uno spettacolo in paese.

Oppure quando pochi mesi fa, venne regalato a Papa Francesco una bottiglia di Marchesi di Barolo del 1936 per celebrare i suoi Ottant’anni. Sua santità rispose con una meravigliosa lettera (esposta oggi nel celler delle bottiglie storiche), con un pensiero che merita di essere letto sul posto, non replicato.

 

 

 

I VINI DI MARCHESI DI BAROLO  

marchesi_di_barolo_07_paola_bertoletti-1024x814La visita della tenuta termina con una degustazione nell’eccentrica sala di accoglienza.

Perché eccentrica? Perché tutte le pareti sono completamente rivestite da firme e pensieri dei passanti, un modo per sentirsi parte integrante di un sogno e condividerlo…

ASSAGGIO DI 3 VINI:
Da “bricco” ovvero collina piemontese (in dialetto), Bric Amel è una vivace combinazione di Arneis, Chardonnay e Sauvignon. Vino giovane e allegro, ideale come antipasto, aperitivi e piatti a base di crudité di pesce.

Peiragal: un barbera in purezza. Il nome, curioso, deriva da un antico termine dialettale che identifica le colline di buona pendenza costituite da grandi formazioni di terreno calcareo argilloso compatto, con pietre di grandi dimensioni. Un vino armonico, dal gusto elegante e con tannini avvolgenti e morbidi.

Ed infine il Sarmassa: un nebbiolo in purezza, il vigneto per eccellenza. Il nome deriva anche qui dal terreno, esposto favorevolmente a sud-est. Il vino si presenta con un colore rosso granato deciso con profumi intensi di rosa, vaniglia, liquirizia, spezie e un gusto pieno ed elegante con un marcato tannino in evidenza.

SENSIBILITÀ
Prima di lasciare la cantina Marchesi di Barolo, Ernesto Abbona vuole concludere il nostro felice incontro con un pensiero di totale condivisione in cui memorie e storie di vita si intrecciano con l’identità del luogo, fatto di piccoli borghi di circa 600 persone che lavorano la terra e ad essa sono legati.

"Chi fa un prodotto connesso alla campagna appartiene al territorio. Noi viviamo dentro le vigne e siamo spinti da un patrimonio comune di sostenibilità, per noi, per chi ci visita, per il futuro dei nostri figli."  Ernesto Abbona

La scelta della famiglia Abbona è chiara e nobile come il suo vino: Barolo sceglie di preservare la sua terra, prima della decisione dell’Unesco, spingendo sempre più la produzione verso il biologico a favore di una migliore qualità della vita a testimonianza di un nuovo approccio sociale e di rispetto per il territorio.

 

App

​ "La nostra selezione di Marchesi di Barolo"

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Spezzatino al Barolo

Spezzatino_al_baroloSpezzatino al Barolo

Lo spezzatino al Barolo è un classico secondo piatto della nostra cucina.
Carne di manzo prima fatta marinare e poi cotta con uno dei più nobili vini italiani.

Caratterizzato da un intenso sapore, è ideale da servire con la polenta per un gustoso pranzo della domenica in famiglia.

ESECUZIONE RICETTA MEDIA
PREPARAZIONE 30 MIN
COTTURA 1H E 30 MIN
MARINATURA 4H
RIPOSO 30 MIN
PORZIONI 8 PORZIONI
INGREDIENTI
 
  • PER LO SPEZZATINO
  • 1 kg e 600 g di spalla di manzo
  • 2 cipolle
  • 4 coste di sedano
  • 2 carote
  • 2 foglie d'alloro
  • 3-4 chiodi di garofano
  • 2 cucchiai di farina
  • 2 bicchieri di Barolo
  • 2 bicchieri di brodo (di carne o vegetale)
  • burro
  • olio
  • sale
  • pepe nero
  • PER LA MARINATA
  • 1/2 bottiglia di Barolo
  • chiodi di garofano
  • 3-4 grani di pepe
  • 3 foglie di salvia
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di rosmarino

La ricetta dello spezzatino al barolo non è complessa e consente di preparare un grande piatto della cucina italiana. Realizzato con uno dei più nobili vini d'Italia, punta di diamante del ricchissimo panorama enologico piemontese, è un secondo di carne dal sapore caratteristico e pieno. È la pietanza perfetta da gustare accompagnato da Purè di patate o da Polenta con i quali si trasforma in un appagante piatto unico.
 
Fondamentale è, ovviamente, la marinatura con il vino e gli odori, che conferisce a questo stufato di manzo alla piemontese il profumo e il sapore così peculiari. Vi raccomandiamo di seguire l'accortezza indicata nel procedimento: fate rosolare separatamente il trito per il soffritto e la carne. Rispettare i due diversi tempi di cottura assicura il buon risultato finale.
 
Non solo spezzatino al vino rosso però: anche lo Spezzatino di maiale alla birra è una ricetta facile e gustosa. E asssolutamente da provare lo Spezzatino di pollo all'arrabbiata realizzato con vino bianco e lo Spezzatino ai sei profumi che sostituisce il vino con succo d'arancia e limone.

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Altre informazioni: barolo, spezzatino, wineitaly
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Cà del Bosco Arte e Vino

Ci sono luoghi che hanno un effetto magico su chi li abita, perché esprimono l’essenza e il valore di una passione. Uno di questi luoghi è la cantina di Ca’ del Bosco.
Perché la fusione tra arte del vino, natura e cultura creano un effetto magico: toccano l’anima e i sensi delle persone.
Per questo Maurizio Zanella ha voluto condividere queste emozioni, e aprire uno spazio fino a ieri riservato a tutti coloro che alla passione per il vino uniscono la predilezione per l’arte.
Visitare Ca’ del Bosco è immergersi in una sensazione di completa armonia e gioia intensa. La visione dell’incantevole natura si fonde con la provocazione intellettuale dell’arte: sculture sorprendenti collocate nel paesaggio, con i colori del bronzo, del marmo, dell’acciaio.


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EROI DI LUCE


EROI DI LUCE, 1991 ( scultura in marmo bianco di Carrara 205x195x123 cm).

Eroi di luce è una testa recisa dal sogno con l’inserto di una testa velata come fresca mummia.
C’è la visione sincera e crudele dell’artista: “Non penso allo spettatore – dice Mitoraj – mi esprimo attraverso dei frammenti perché la parte invisibile è molto più importante”.

La statua rimane un frammento luminoso, isolato rispetto alla struttura della cantina.
Le fa da cornice il cielo che a volte sembra accendere il colore bianco del marmo e il profilo verde della collina di Ca’ del Bosco.

IGOR MITORAJ


Igor Mitoraj è nato a Oederan. in Germania, da madre tedesca e padre ufficiale della Legione Straniera.
È sopravvissuto ai bombardamenti di Dresda nella fine dell’incubo del 1945.
È cresciuto a Cracovia dove il suo insegnate è stato Tadeusz Kantor.
Raggiunge Parigi, l’École Nationale Superieure des Beaux Arts, nel 1968.

Non appagato, si muove in Messico dove studia l’arte Azteca.

 

Viaggia poi tra Montmartre, Soho e la Grecia Classica dove le sue opere traggono l’ispirazione più evidente. Scompare nel 2014.
                                                                                                                         

     

 

 


Cadelbosco_arte_cancellosolare1CANCELLO SOLARE


CANCELLO SOLARE, 1987 (scultura in bronzo ed anima in acciaio, diametro 5 m). Si tratta di una struttura circolare di 5 metri di diametro che si apre in due semicerchi di 25 quintali ciascuno.

La conclusione della progettazione è avvenuta nel 1987, mentre la realizzazione dell’opera è terminata nel 1993.
L’opera, posizionata all’ingresso di Ca’ del Bosco, è stata commissionata da Maurizio Zanella che ha incaricato Arnaldo Pomodoro di realizzare un cancello che rappresentasse un ingresso emblematico verso le vigne e l’intera proprietà.

Il cancello circolare, con punte rivolte verso l’alto simili a frecce, rappresenta e introduce alla consacrazione del rapporto tra vino e arte: un grande sole perché, come afferma lo stesso Zanella, “è il sole il vero nutrimento dell’uva che, proprio come il sole, con i suoi raggi riscalda e illumina i dolci colli di Ca’ del Bosco”.


ARNALDO POMODORO


Arnaldo Pomodoro nasce in provincia di Rimini e, dopo gli studi di architettura, esordisce come disegnatore, decoratore ed artigiano del metallo.
A Milano frequenta l’ambiente artistico dell’Accademia di Brera nel periodo degli anni ’50. Nel 1954 inizia ad esporre in Italia e all’estero.

Oggi sono numerose le sue opere presenti nelle piazze del mondo e l’artista è ormai considerato il più grande scultore contemporaneo italiano.

Famoso soprattutto per le sue particolari sfere di bronzo che si scompongono, si rompono, si aprono davanti allo spettatore rivelando la complessità dell’interno.

 


IL PESO DEL TEMPO SOSPESOca-del-bosco-franciacorta-rinnoceronte

IL PESO DEL TEMPO SOSPESO, 2003 (vetroresina e cemento, 400cm).
Colpisce e lascia confusi la collocazione dell’opera all’entrata dell’area vinificazione della cantina.

Un rinoceronte a grandezza naturale sospeso al soffitto in un fiero gioco iperrealista.
L’animale è simbolo di vitalità ed energia e qui si trova imbragato e insaccato quasi a farci riflettere sul senso della natura morta ma che alla fine desta sorpresa e lascia un’immagine intensa e violenta.

STEFANO BOMBARDIERI

Stefano Bombardieri è bresciano e figlio d’arte.
Suo padre è scultore e con lui sperimenta agli inizi l’uso della tecnica artistica e dei materiali.
Ma l’espressività nasce nel parco dei divertimenti di Gardaland dove, giovanissimo, ha lavorato per costruire balene, rinoceronti, mostri marini, fantastici o preistorici.
Tutto quello che serve allo spettacolo del divertimento quotidiano.
Stefano Bombardieri è diventato un grande giocoliere dell’arte.
Ci trasmette meraviglia, ci fa stupire, ci diverte, ma allo stesso tempo ci porta a riflettere sulle cose apparentemente banali.


Cadelbosco_arte_blueguardian1BLUE GUARDIANS

BLUE GUARDIANS, 2010 (plastica riciclata, 155 cm).

Nel 2009 Maurizio Zanella chiede al Cracking Art Group di cercare l’immagine di un animale che possa trovare la propria collocazione ideale nella tenuta di Erbusco, tra i vigneti e il bosco.
Nasce l’idea del lupo, di un lupo guardiano, in posizione attenta, ma benevola. Le linee del disegno tracciano i contorni di un lupo quasi ieratico, addolcito da un lieve sorriso beffardo.
Il bozzetto diventa forma plastica e nasce il Blue Guardian, in un blu volutamente “di rottura” con i colori di Ca’ del Bosco.


CRACKING ART


Cracking Art, corrente artistica che nasce nel 1993, riunisce un gruppo di sei artisti (Nucara, Veronese, Angi, Rizzetti, Kicco e Sweetlove) che si esprimono ciascuno in forme diverse, con forti linguaggi individuali.

Cracking significa “spaccatura, divisione”. Con il processo del cracking catalitico, la materia naturale più antica dell’universo, il petrolio, da elemento naturale si trasforma in elemento artificiale, diventando materiale plastico, riciclabile.

Cracking Art crea forme che simulano la natura, attraverso animali che trasmettono un “indistruttibile ottimismo”, come lo definisce il critico artistico Piero Adorno.

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Il Brindisi e le sue origini

Gruppo_di_artisti_-_Michele_MangBRINDISI (Saluto)

Con brindisi s'intende l'atto di alzare un bicchiere pieno di una bevanda (generalmente alcolica) e di bere alla salute di qualcuno[1]. Il gesto comprende il toccare o lo sfiorare i bicchieri dei commensali.

Il brindisi è diffuso in tutto il mondo; variano le esclamazioni accompagnatorie usate.

Etimologia
Brindisi deriva dallo spagnolo brindis, mutuato dal tedesco bring dir's, cioè “lo porto a te", intendendo il saluto, espressione trasmessa dai lanzichenecchi alle truppe spagnole[2].

Esclamazioni tipiche
Cin cin è l'esclamazione più comune in Italia all'atto del brindisi. Ha origini cinesi: deriva infatti da qǐng qǐng (请请; Wade-Giles: ch'ing ch'ing), che significa "prego, prego", promosso nell'uso anche per la somiglianza onomatopeica con il suono prodotto dal battere due bicchieri tra loro.

Usato tra i marinai di Canton come forma di saluto cordiale ma scherzoso, fu esportato nei porti europei.

Prosit è una parola latina significa "sia utile, faccia bene, giovi", o anche "sia a favore", terza persona singolare del congiuntivo presente del verbo latino prōsum, prodes, prōfui, prodesse ("giovare", "essere di vantaggio").
È utilizzata come esclamazione all'atto del brindisi. La parola è usata anche in campo liturgico al rientro in sagrestia, dopo la conclusione della Messa, dai ministranti verso il celebrante, il quale risponde con "Deo gratias vobis quoque".

Nell'antica Grecia si usava declamare discorsi o versi poetici durante il brindisi e l'usanza richiedeva che le parole fossero improvvisate.

Dal Seicento in poi, si diffuse il cosiddetto brindisi poetico e numerosi furono gli autori che se ne occuparono, da Gabriello Chiabrera a Giovanni Mario Crescimbeni, per non parlare del Brindisi funebre carducciano.

Origine
L'edizione del 1910 dell'Enciclopedia Britannica, in merito all'origine dell'usanza, dice: "L'usanza di bere ‘alla salute' dei vivi deriva molto probabilmente dall'antico rito religioso di bere in onore degli dèi e dei defunti.

Ai pasti i greci e i romani versavano libagioni agli dèi, e ai banchetti cerimoniali bevevano in onore degli dèi e dei defunti", aggiungendo: "Il bere alla salute dei vivi dev'essere stato strettamente collegato a queste usanze che in sostanza equivalevano a libagioni".

Un'opera più recente (1995) dice: "[Il brindisi] è probabilmente un vestigio religioso di antiche libagioni sacrificali in cui un liquido sacro veniva offerto agli dèi: sangue o vino in cambio di un desiderio, una preghiera riassunta con le parole 'lunga vita!' o 'alla salute'".

Curiosità
In giapponese chin chin può confondersi facilmente con la parola chinchin (hiragana: ちんちん; katakana: チンチン), che significa, tra le altre cose, "pene"specie nel linguaggio infantile); simile, con lo stesso significato, anche ochinchin (kanji: 御珍々)[7].

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Esercizi di degustazione – L’astringenza del tannino

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L'astringenza, componente della percezione sensoriale di alcuni cibi, lascia in bocca una sensazione di secchezza e di amaro il cui meccanismo non è stato ancora completamente decifrato.

Ricercatori dell’INRA e dell'Università di Borgogna hanno dimostrato che i tannini prodotti dalle piante agiscono a livello della mucosa che riveste le cellule epiteliali della bocca, causando la perdita del loro potere lubrificante e che le proteine salivari, ricche di prolina, svolgono un ruolo nella protezione della mucosa.

Questi risultati sono stati appena pubblicati sulla rivista Food Chemistry.

Utilizzando un modello in vitro della mucosa orale, con cellule epiteliali ricoperte da uno strato di proteine salivari fissato alla superficie (pellicola della mucosa), il gruppo di ricerca ha osservato che l'aggiunta di tannini modello - epigallocatechina, EgC e galato di epigallocatechina, EgCG - sulla superficie del film della mucosa, provoca una modifica della sua struttura.

MUC5B, proteine che si aggregano ai tannini

Quando la concentrazione di tannino aggiunto è di 0,5 mM e 1 mM, si formano aggregati, osservabili mediante microscopia elettronica a scansione, tra i tannini e le proteine salivari della pellicola della mucosa, cioè MUC5B, e contemporaneamente si altera la rete di proteine salivari. Quando la dimensione di questi aggregati cresce, con l’aumento della concentrazione di tannino, questo fenomeno è più pronunciato con EGCG rispetto a CGD, a causa della presenza di un gruppo galloyl che potrebbe rappresentare un ulteriore sito di interazione con le proteine salivari. Inoltre, la presenza di EGCG (1 mM e 3 mM) provoca un aumento delle forze di attrito sulla superficie delle cellule epiteliali.

Quando la concentrazione di tannino è inferiore alla soglia di percezione dell’astringenza dei tannini (0,05 mm), la distribuzione di proteine salivari nella superficie mucosa orale modello rimane inalterata.

PRP, proteine salivari che proteggono dagli effetti dei tannini

Il gruppo di ricerca ha anche studiato il ruolo delle proteine salivari ricche di prolina (PRP), la cui presenza nella saliva dei mammiferi è legata al consumo di tannini.
E’ stato dimostrato che la presenza di queste proteine riduce significativamente i cambiamenti strutturali che si verificano nel film di mucosa in presenza di tannini. I PRP salivari svolgono quindi un ruolo protettore della mucosa orale.

Questo studio consente una migliore comprensione dei meccanismi responsabili della sensazione di astringenza.
I tannini agiscono direttamente sulla pellicola di mucosa che ricopre le cellule epiteliali orali causando la perdita della sua capacità lubrificante e portando ad un aumento delle forze di attrito sulla superficie della mucosa orale.
Questo fenomeno interviene nella sensazione di secchezza e ruvidità orale tipica dell'astringenza.

Le proteine ricche di prolina della saliva hanno quindi un effetto protettivo contro l'alterazione strutturale indotta dai tannini quando sono catturati (prima di attraversare il sistema digestivo).
L'insieme di meccanismi contribuisce alla percezione della sensazione di astringenza che, tuttavia, varia tra un individuo ed altro, in particolare a seconda della concentrazione di proteine ricche di prolina presenti nella saliva.

Articolo di riferimento:
Sarah Ployon, Martine Morzel, Christine Belloir, Aline Bonnotte, Eric Bourillot, Loïc Briand, Eric Lesniewska, Jeannine Lherminier, Ece Aybeke, Francis Canon; Mechanisms of astringency: Structural alteration of the oral mucosal pellicle by dietary tannins and protective effect ofbPRPs; Food Chemistry. 253: 79. Available on line 3 february 2018. https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2018.01.14

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Altre informazioni: Astringenza, Tannino, Vino rosso
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Calici di Stelle a Madonna di Campiglio

Calici_di_Stelle_a_Campiglio_00Calici di Stelle - Madonna di Campiglio

 

Come ogni anno il Movimento Turismo del Vino Trentino - Alto Adige, in collaborazione con la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, nell’ambito del coordinamento delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest, e con l'APT Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena, dà appuntamento ai più romantici enogastronauti per Calici di Stelle, storica manifestazione che propone, in tutta Italia, esclusive degustazioni durante le serate stellate di agosto.

 

E per la terza edizione partecipa anche la "perla" delle Dolomiti Madonna di Campiglio, dando appuntamento, sabato 10 agosto, presso il Rifugio Patascoss. Il programma della serata prende il via alle 18.00 con una degustazione sulla terrazza del rifugio, grazie alla quale si potrà intraprendere un viaggio di gusto lungo la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, degustando i vini più rappresentativi, come il Müller Thurgau della Valle di Cembra, il Teroldego Rotaliano della Piana Rotaliana, senza dimenticare le bollicine di montagna Trentodoc, espressione di tutto il territorio. E, a coronare la degustazione che prevede anche altre eccellenze enologiche provinciali, la preziosa grappa del Trentino.

Per chi vorrà fermarsi a cena, previa prenotazione, alle ore 19.30 verrà servito un menù a base di piatti trentini, in abbinata ai vini delle cantine presenti, mentre dalle ore 21.00 prenderà il via il momento più atteso ovvero l'osservazione delle stelle in compagnia di esperti di Astronomitaly che, attraverso l'uso di appositi telescopi, accompagneranno gli ospiti in un vero e proprio viaggio nel cosmo sopra il cielo di Campiglio. E, per celebrare al meglio il momento contemplativo, la possibilità di degustare grappe, acqueviti e liquori delle distillerie presenti.

16 le aziende presenti all'iniziativa, tra cantine e distillerie: Bellaveder, Borgo dei Posseri, Cantina Endrizzi, Cantine Ferrari, Cantina La Vis, Cantine Mezzacorona - Rotari, Cantina Roverè della Luna Aichholz, Cantina Sociale Trento, Corveè, Distilleria Bertagnolli, Distilleria Marzadro, Gaierhof, Madonna delle Vittorie, Mas dei Chini, Maso Grener e Maso Poli.

L'evento rientra nel calendario nazionale di Calici di Stelle, manifestazione voluta da Movimento Turismo del Vino Italia in collaborazione con l'Associazione Nazionale Città del Vino.

Per info, contattare APT Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena al numero 0465 447501 o all'indirizzo mail info@campigliodolomiti.it; per prenotare la cena al rifugio, chiamare il numero 347 9431201. Programma completo sui social #mtvtrentinoaltoadige.

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God Save The Wine - Un bagno di vino per chi si trova a Forte dei Marmi il 4 agosto

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Un Bagno di… Vino!

Vini Protagonisti con le prelibatezze dello chef Nicola Gronchi
Per chi si trovasse a Forte dei Marmi il 4 agosto, giornata dedicata alle Degustazioni al Bagno Grey

CHAMPAGNE NICOLAS FEUILLATTE (Epernay, F)
Réserve Exclusive Brut
Réserve Exclusive Rosé
Graphic Ice Silver

CHAMPAGNE A. BERGÈRE (Epernay, F)
Champagne A. Bergère Cuvèe Vignes De Nuit Extra Brut 100% Chardonnay
Champagne A. Bergère Cuvèe Selection Brut 2015 50% Chardonnay e 50% Pinot Noir
Champagne A. Bergère Cuvèe Blanc De Blancs Brut 2014 100% Chardonnay
Champagne A. Bergère Cuvèe Selection Rosè Brut 2014 80% Chardonnay, 10% Pinot Noir e 10% Coteaux Champenois
Champagne A. Bergère Cuvèe Les Clos Extra Brut 100% Pinot Meunier

CANTINA DELLA VOLTA (Bomporto, MO)
“Rosé” Lambrusco di Sorbara DOC Spumante Metodo Classico v. 2014
“Christian Bellei Millesimato” Vino Spumante di Qualità Metodo Classico v. 2015
“Il Mattaglio” Blanc de Blancs Vino Spumante di Qualità Metodo Classico v. 2013

BOLÉ (Faenza, RA)
Bolé Nove Bolle Romagna DOC Spumante

DONNAFUGATA (Marsala, TP)
Lighea – Zibibbo Sicilia Doc
Rosato dell’Etna Doc
La Fuga – Chardonnay Contessa Entellina Doc
Floramundi – Cerasuolo di Vittoria Docg
Ben Ryè – Passito di Pantelleria Doc

TENUTA LE CORGNE (Valfabbrica, PG)
Le Corgne Rosato – Igt Umbria Rosato 2018
Le Corgne Bianco – Igt Umbria Bianco 2018
SVGB – Igt Umbria Sauvignon Blanc 2018

FATTORIA VILLA SALETTA (Palaia, PI)
Spumante 2013
Rosè 2018
Chiave di Saletta 2015

CANTINA ENDRIZZI (San Michele all’Adige, TN)
TRENTODOC Piancastello Riserva 2014
TRENTODOC Piancastello Rosé Riserva 2013
Trentino DOC Riesling 2017
DALIS bianco 2018
DALIS rosé 2018
Masetto Bianco IGT 2016 e Masetto Doré IGT 2017
TENUTA SERPAIA Serpaiolo 2017

LE FILIGARE (San Donato in Poggio – Barberino Val d’Elsa, FI)
Chianti Classico DOCG “Filigare” 2017
Chianti Classico Riserva DOCG “Maria Vittoria” 2016
Chianti Classico Gran Selezione DOCG “Lorenzo” 2015
IGT Toscana Rosso “Pietro” 2016

CONTE FERDINANDO GUICCIARDINI (Montespertoli, FI)
Costa Toscana IGT “Scorfano Rosso” 2018
Costa Toscana IGT “Vermentino” 2018
Toscana Igt “Rosato della Costa” 2018
Chianti Classico Docg “Belvedere Campòli” 2016
Metodo Classico Brut “Manzoni Bianco”

TENUTA DI ARTIMINO (Artimino, PO)
Vin Ruspo Barco Reale Rosato di Carmignano Doc 2018
Chianti Montalbano 2017
Ser Biagio Barco Reale di Carmignano 2018
Poggilarca Carmignano Docg 2015
Iris Toscana Igt 2015

BRUSCOLA (San Casciano in Val di Pesa, FI)
Chianti Classico DOCG “I Versoio” 2016
Vin Santo DOC “Dante” 2012

BIRRIFICIO DEL FORTE (Pietrasanta, LU)
La Mancina – Birra dorata con note morbide e fruttate
Cento volte Forte – Blanche speziata e dissetante
Gassa d’amante – birra chiara, semplice e beverina, senza glutine
Saison del Villaggio – Birra chiara floreale ed aromatica
Il Tralcio – Birra spumantizzata prodotta utilizzando mosto di uve San Giovese
Stilla Bianca – Distillato di birra, dall’animo morbido e avvolgente

 

DATA

Ago 04 2019
 

ORA

 
8:30 pm - 11:30 pm
 

COSTO

35 euro
 

LUOGO

Bagno di Villa Grey
Forte dei Marmi
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Vino è Musica...a Grottaglie

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Vino è Musica 

Vino è Musica è una formula che l’Associazione Intersezioni sperimenta da 10 anni e che oggi la critica, il pubblico, la stampa nazionale giudica una rassegna di "qualità" dell'offerta turistica pugliese catalogandolo negli appuntamenti istituzionali dell'estate in Puglia.

 

L'evento si tiene alla fine di luglio nello splendido scenario del Quartiere delle Ceramiche di Grottaglie. Un intero quartiere dedicato all'arte figulina, abitato da circa 50 botteghe artigiane ancora attive.

Una città nella città che produce ed esporta in tutto il mondo ceramica artistica di pregio. L'evento è preceduto, ogni anno, tra maggio e luglio, da una serie di anteprime in cui si approfondiscono le tematiche del mondo del vino attraverso proiezioni di docu-film, presentazione di libri, convegni e degustazioni a tema.

Negli anni si è parlato di vino naturale e biodinamico, delle donne del vino, di vitigni minori, etc. Due/tre giorni prima dell'apertura dell'evento al grande pubblico, i vini delle aziende vitivinicole che partecipano a Vino è Musica vengono assaggiati alla cieca da 2 giurie, durante i lavori del Blind Tasting (BT) – Premio Vino è Musica. Durante i lavori del BT si valutano circa 300 etichette di vino.

VinoeMusica_03La giuria è composta da nomi importanti del settore vitivinicolo (nazionale ed internazionale): giornalisti, degustatori ed esperti del settore. Il giorno prima dell’apertura dell’evento al grande pubblico, si tiene la serata di benvenuto a tutti i produttori vitivinicoli, un momento conviviale per conoscere in anteprima le produzioni dei colleghi, per incontrare gli organizzatori e i componenti della giuria che ha già terminato la fase di valutazione dei vini.

In questa occasione si tengono, inoltre, convegni tematici e la premiazione dei vini vincitori.

Si arriva così alle due serate on the road. Dopo i saluti di rito e le performance inaugurative, l'evento si apre al grande pubblico. Mentre i vicoli e le nchiosce del quartiere si illuminano e i musicisti e gli artisti si preparano sulle loro postazioni, il visitatore può scegliere l'itinerario di degustazione di vino che preferisce. Il percorso on the road: un itinerario che si snoda tra le vie e le botteghe del quartiere e che coinvolge circa 20 aziende vitivinicole. I laboratori di degustazione: un modo per degustare il vino in piena tranquillità mentre si è immersi in un grande evento popolato da migliaia di visitatori. Sulle terrazze e i cortili delle botteghe figuline, le associazioni più importanti del mondo del vino, come AIS e Slowine, curano uno specifico laboratorio di degustazione per pochi intimi (max 40 persone). Le bollicine, i vini dolci, il vitigno autoctono, etc.

I percorsi di degustazione on the road sono accompagnati dallo street food rielaborato da chef rinomati e dai piatti preparati da associazioni culinarie del territorio. Mentre nei laboratori si degustano piatti realizzati dai migliori ristoratori della città, realizzati con prodotti slow food.

I sensi vengono sollecitati dalle installazioni d'arte, dalle mostre fotografiche, dagli spettacoli teatrali e dalla musica suonata in acustico lungo i percorsi della manifestazione.

Il vino diventa musica e la magia è fatta.

A completare i percorsi di conoscenza del vino, dell'enogastronomia, della musica e dell'arte made in Sud, una serie di eventi collaterali, prima e durante l'evento, portano il visitatore in giro nelle meraviglie della provincia tarantina. Il museo del Primitivo di Manduria, gli itinerari della Magna Grecia, il cammino nelle gravine di Riggio e Fantiano, la chiesa rupestre rinvenuta al di sotto di un giardino privato nel cuore del quartiere delle ceramiche con affreschi di XIV secolo raffiguranti il Cristo Benedicente, San Nicola e Santa Barbara, le mostre di cultura fittile organizzate dal contenitore culturale "Casa Vestita", i laboratori di ceramica al tornio, i bagni nelle acque cristalline dei litorali di Campomarino e San Pietro in Bevagna e la visita al Parco Acrheologico di Saturo.

Per informazioni: info@vinoemusica.it

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Campionato mondiale delle bollicine, per la prima volta l'Italia batte lo Champagne !

112414317-d14e958a-0a6f-42d5-bb70-bedf8fb02d77Campionato mondiale delle bollicine, per la prima volta l'Italia batte lo Champagne !

Gli spumanti italiani conquistano 71 medaglie d'oro e 92 d'argento. Anche grazie alla performance delle Cantine Ferrari, che trionfano in 15 categorie.

Le competizioni danno il senso molto spesso al lavoro di anni, mettendo dei punti fermi in percorsi evolutivi che durano da tempo, raccontando lo stato dell'arte a volte di interi settori.

L'anno d'oro - definito "da record" per i numeri impressionanti dei partecipanti - del The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2019 ha fotografato uno stato dell'arte del mondo delle bollicine che vede l'Italia in crescita esponenziale, scalare la montagna dell'importante competizione e piazzarsi in cima al medagliere.
Un gradino più su dello Champagne.


Diciotto Paesi, per un totale di 185 medaglie d'oro, con un vero exploit, quello italiano.

Per la prima volta dall'inizio di questa competizione, il complesso degli spumanti prodotti nel nostro Paese ha raccolto 71 medaglie d'oro ed è salito per ben 92 volte sul secondo gradino del podio, contro le 61 medaglie dorate e i 49 argenti dello Champagne, che si afferma però come singola regione più premiata.

112648537-728a2a57-5d7a-427e-bd4a-981cc5ed1617Mentre la Franciacorta ha raggiunto il record assoluto, per un'italiana, con 26 medaglie d'oro ad altrettanti suoi vini preziosi. Lì dove prezioso non significa necessariamente lussuoso, come tiene a sottolineare Tom Stevenson, ideatore della manifestazione: "negli ultimi sei anni ho cercato di incoraggiare i produttori a focalizzarsi sulle etichette che potrebbero vincere la medaglia d'oro o quella d'argento.

Che non significa necessariamente concentrarsi sui vini più costosi" ma su quelli più performanti. Maggiormente adatti a una "competizione di nicchia e altamente performante nei giudizi come la CSWWC".

Le sfide si sono tenute veramente sul filo del rasoio, con dei testa a testa entusiasmanti.
Come quello per il premio di produttore dell'anno, anche questo andato a un produttore italiano, ovvero la cantina del Trentodoc 
Ferrari (produttrice, tra l'altro, di quello che è considerato da molti il miglior spumante italiano, l'iconico Giulio Ferrari), che ha sfilato la coppa a Louis Roederer, portando a casa per ben 15 volte la medaglia più ambita.

Un premio che "testimonia una volta di più come il Trentino - racconta Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari - grazie alla sua viticoltura di montagna, sia un territorio con una vocazione unica e straordinaria per creare bollicine di eccellenza".
Un premio che è anche un ulteriore riconoscimento a una denominazione, come la Trentodoc, importante nel panorama italiano che continua a crescere in numeri e qualità, tanto da aver quasi raddoppiato il numero delle etichette in concorso per il 2019, mentre la Francia è rimasta fondamentalmente statica.

Uno dei momenti più significativi di questa edizione per Tom Stevenson?

"Il grande numero di produttori di Lambrusco entrati nella competizione. Ben 7 ori e 7 argenti per un vino che solitamente" gode di cattiva pubblicità dovuta ai produttori che non fanno un buon lavoro, ma "che può invece esprimersi in punte di grande qualità". 

Da Repubblica

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